55 giorni di viaggio. Che ci passa per la testa?

55 giorni fatti di vestiti lavati a mano, docce con i minuti contati, zaini pesanti, troppo pesanti che alla fine ci abbiamo attaccato due ruote. 55 giorni di sole, di smog e di pioggia. 55 giorni di freddo, caldo e di nuovo freddo. 55 giorni di treni, nostro fidato amico, dove più volte abbiamo passato la notte. 55 giorni che non parliamo più la nostra lingua e quasi abbiamo dimenticato il sapore di caffè e del vino buono. 55 giorni e abbiamo percorso 17.978 kilometri, dormito in 23 letti diversi, fra couchsurfing, treni, aeroporti e hotel. Per questi 55 giorni, dove sorridiamo di più e ingoiamo le parole più amare, siamo uno la spalla dell’altro, brindiamo a noi e ad altri 1.000.000 di questi giorni.

Diana & Yusei 12/17

A 55 giorni dalla nostra partenza, dopo aver visitato tre nazioni, una completamente opposta all’altra, stiamo realizzando quanto la propria percezione cambi in relazione al luogo in cui ci troviamo. La mente umana si adatta peggio di un camaleonte a culture cinque minuti prima sconosciute e trova in ogni dove il suo piccolo comfort.

E’ Come ce lo aspettavamo? Come dire, è quasi impossibile avere delle aspettative ben precise per un viaggio così lungo, avevamo invece tantissime domande su come ce la saremmo cavata giorno dopo giorno e come avremmo raggiunto determinati posti, remoti come Emeishan. Possiamo dire che tutto è andato e sta andando a meraviglia, il nostro desiderio di nomadismo si sta sviluppando e maturando sempre più, stiamo imparando a muoverci più saggiamente e con maggior sicurezza. La cosa più bella di ogni mattino è che veramente non sappiamo quel che ci succederà, ogni giorno è una nuova avventura di cui si deve apprezzare la brezza mattutina, l’alba che cambia scenario in continuazione e cibi che non osiamo neppure più indovinare. Ogni singolo giorno ha la sua importanza e una prospettiva diversa di quello precedente, il viaggio ci porta a godere il famigerato “qui e ora”.

Avete mai letto il Mito Della Caverna di Platone? Il mito racconta il percorso conoscitivo del filosofo, che si stacca dalla massa, dal mondo sensibile, per mettersi alla ricerca della verità, conoscere il Bene e ritornare quindi tra gli altri uomini per governare la città nel modo migliore. Sono sempre rimasta affascinata da questo mito in quanto ritengo che sia un ritratto della società moderna. Non credo che ci sia una verità assoluta comune a tutti, ma che ognuno abbia la propria percezione di verità e felicità e che debba perseguirla. Il viaggio sta risvegliando in noi desideri dimenticati nella vita quotidiana passata, e ci permette di essere totalmente liberi nella gestione del nostro tempo. Sì, credo che il tempo sia la vera conquista del viaggio e la cosa più preziosa che abbiamo.

“Estremante breve e travagliata è la vita di coloro che dimenticano il passato, trascurano il presente, temono il futuro: giunti al momento estremo, tardi comprendono di essere stati occupati tanto tempo senza concludere nulla.”

Seneca

 

 

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